CICLO DOLOROSO: L’IMPORTANZA DELLA RELAZIONE TERAPISTA-PAZIENTE

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CICLO DOLOROSO: L’IMPORTANZA DELLA RELAZIONE TERAPISTA-PAZIENTE

La relazione terapista paziente: il fenomeno

La relazione terapista-paziente, chiave di volta dell’intero trattamento, viene gestita in molti casi in maniera superficiale o frettolosa.

Quando parliamo del trattamento dei disturbi legati al ciclo doloroso, uno degli elementi fondamentali, quello relazionale è spesso trascurato.

La relazione terapista-paziente però ha il potere nascosto di facilitare la diagnosi e il miglioramento della sintomatologia; ma se gestita male, rende le stesse difficoltose e causa il prolungamento dei trattamenti e il conseguente aumento del costo globale della terapia.

Il punto

Crediamo che un rapporto sincero e collaborativo non sia un accessorio ma un elemento imprescindibile per entrambi i soggetti coinvolti. Dal punto di vista del terapista, facilita il compito della diagnosi e permette un trattamento senza resistenze in cui la paziente si sente rassicurata e rispetta le indicazioni del terapista.

Dal punto di vista della paziente, permette di avere la consapevolezza di essere ascoltata e di essere a conoscenza di tutte le informazioni sul trattamento, genera fiducia e provoca serenità. Non si parla di simpatia ma di qualcosa di diverso e più profondo.

Una buona relazione aumenta quella che in medicina viene definita compliance, il grado di collaborazione che il paziente presta nel seguire più o meno scrupolosamente le prescrizioni del terapista.

Un alto grado di compliance ha meravigliosi effetti sulla buona uscita del trattamento; mentre una bassa collaborazione ne riduce l’efficacia e può favorire l’insorgenza di complicazioni, prolungamenti o non remissione della malattia.

Quando medici e terapisti impostano con il paziente una relazione asimmetrica in cui le informazioni sono quasi gelosamente custodite o mancano tempo e predisposizione all’ascolto, si configura un rapporto difficile in cui la fiducia viene meno e il grado di compliance si abbassa notevolmente.

Spesso il personale sanitario si convince che per parlare al paziente e far sì che accetti la terapia sia necessaria una totale razionalità.

Questa convinzione si fonda però sul presupposto errato che il paziente usi la sola logica per prendere le decisioni. Sono molti gli aspetti che entrano in gioco e il terapista deve essere in grado di coglierli.

La capacità di ascoltare è fondamentale e, non essendo una dote innata, va allenata con costanza.

Indicazioni per il personale sanitario

E’  fondamentale, soprattutto nel trattamento dei sintomi del ciclo mestruale doloroso, dare spazio e importanza alle pazienti e al loro problema, cercando di capirne a fondo il mondo complesso e specifico che lo struttura, per far sì che soffrire non sia più per la donna la norma ma l’eccezione.

Una maggiore attenzione alla relazione terapista-paziente, riduce l’altissima percentuale di donne che accusa una notevole riduzione della qualità della vita durante o nei giorni immediatamente precedenti il ciclo mestruale.

Indicazioni per il paziente

Per quanto riguarda l’altro capo della relazione, esistono dei piccoli accorgimenti che permettono di rendere il tempo della visita più proficuo:

  • Preparare una nota scritta sui sintomi e la loro durata;
  • Preparare le domande principali da porre al terapista;
  • Cercare di non divagare;
  • Non omettere dettagli che potrebbero essere utili alla diagnosi e alla redazione della terapia individuale;
  • Fare tutte le domande necessarie ed esprimere le eventuali perplessità, anche se significa mettere in dubbio la terapia;
  • Mantenere uno spirito collaborativo;
  • Portare alla visita un’altra persona – può facilitare la comprensione delle indicazioni del terapista ma è sconsigliato in caso di sintomi di natura sensibile;
E ricordate: mai pensare che internet possa sostituire il terapista!

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