LA POSTURA – Parte 2

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LA POSTURA – Parte 2

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Parte 2

Nella prima parte dell’articolo si è parlato di cos’è la postura corretta, come viene definita dagli specialisti e di come i fattori ambientali e quelli genetici possono influenzarla. In questa seconda parte si parlerà dello stress fisico e nelle sue implicazioni nella gestione della postura di un individuo.

Lo stress fisico è definito come la forza applicata a una data area di tessuto biologico. Il tessuto biologico che esso sia muscolare, osseo o legamentoso, risponde allo stress in maniera prevedibile: favorevole o sfavorevole. Di solito il meccanismo lesivo di uno specifico tessuto biologico dipende da:

  • intensità dello stress fisico applicato al tessuto;
  • durata di applicazione dello stress;
  • caratteristiche specifiche del tessuto.

Es: nel trauma acuto è applicata un’elevata quantità di stress fisico in un periodo di tempo relativamente breve (scontro o caduta). In questo caso il danno al tessuto è visibile immediatamente ed è necessaria un’adeguata protezione per la guarigione e il recupero della funzione. Una lesione può anche avvenire però quando una moderata quantità di stress è applicata per un periodo di tempo più lungo come avviene per le lesioni da movimento ripetuto e spesso esse si associano ad un pattern di movimento non ottimale. Infine anche una piccola quantità di stress fisico applicata ad un tessuto biologico specifico per un periodo di tempo prolungato può portare a una lesione tissutale.

Il mantenimento di posture scorrette può quindi determinare la degenerazione del tessuto e la sua conseguente lesione. La lesione di un tessuto biologico sia essa improvvisa (per es traumatica), progressiva (per esempio degenerazione) o controllata (per esempio chirurgica), riduce il margine di adattamento rispetto al tessuto sano; in pratica è sufficiente da quel momento in poi uno stress di intensità anche inferiore per indurre nuovamente la lesione e quindi generare recidive.

ADATTAMENTI TISSUTALI

Esistono due teorie relative alle modificazioni motorie in soggetti con dolore muscolo scheletrico:

  • La prima afferma che il dolore produce i cambiamenti degli schemi motori e altera il controllo motorio.
  • La seconda sostiene che i cambiamenti degli schemi motori causano problemi e quindi dolore.

Quindi: cosa scatena il dolore? Certamente i movimenti ripetuti e le posture prolungate giocano un ruolo chiave inducendo cambiamenti sia dei tessuti sia degli schemi motori determinando così problematiche dolorose.

Nella scelta di una strategia motoria, una caratteristica prevalente del corpo umano è quella di ridurre i gradi di libertà ottenendo quindi un certo grado di efficienza minimizzando il dispendio energetico. Gli schemi di movimento si determinano mano a mano che vengono ripetuti e sono poi rinforzati dagli adattamenti del sistema nervoso e muscolare. A tal proposito si riconoscono varie fasi:

  • esecuzione motoria (iniziale): è necessario uno sforzo cosciente per imparare una nuova abilità, poi con la pratica l’impegno cosciente non essendo più necessario si passa ad un sistema automatico efficiente ed abilmente eseguito;
  • apprendimento motorio (fase finale):qualsiasi attività implica questo modello; es. andare in bicicletta, si apprende a pedalare per far avanzare la bici ma allo stesso tempo anche a stare in equilibrio, quindi in modo inconscio si impara la relazione tra velocità e adattamenti del corpo per mantenere la linea di gravità.

Gli adattamenti dei sistemi scheletrico, nervoso e muscolare rappresentano normali risposte biologiche ai movimenti ripetuti e a posture prolungate. Il principale mezzo per prevenire così come per correggere la causa del dolore indotto meccanicamente è mantenere preciso il movimento articolare. Se esso rimane impreciso nel tempo il trauma al tessuto viene ulteriormente amplificato.

Continua…

Nella terza parte dell’articolo si parlerà della visione futuristica del postura corretta e della logica che sta dietro il ragionamento scientifico nella sua valutazione.

dott. Andrea Lazzari.

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